un uomo che si concentra contemporaneamente su più cose

La “crisi” dell’attenzione • Come la tecnologia rischia di frammentare la nostra attenzione e come possiamo evitarlo

Comprendere i meccanismi che regolano l’attenzione può aiutarci a controllarla in un mondo invaso da stimoli e distrazioni (non solo) digitali

L’attenzione è, in breve, l’azione di rivolgere e applicare la mente su un determinato oggetto o una determinata azione e, in un modo o nell’altro, è sempre al centro dei nostri pensieri: distogliere l’attenzione, mantenere l’attenzione, attirare l’attenzione, fare attenzione, attenzione! Ma in un mondo invaso dalla tecnologia la nostra attenzione sembra disperdersi e frammentarsi: come è possibile recuperarla?

 

Multitasking e sovraccarico cerebrale

Pretendiamo di essere uni e trini, di essere virtualmente in più luoghi, di gestire più attività nello stesso momento: il risultato? La nostra attenzione dà forfait. Il declino della capacità di attenzione da parte degli studenti, le diagnosi di disturbo da deficit di attenzione nei bambini e (sempre più) negli adulti, i problemi e le difficoltà sul posto di lavoro a causa dell’iperconnettività, le dipendenze dalle nuove tecnologie e dai social network, lo scrollare compulsivo sullo smartphone e l’imperativo del multitasking sono tutte problematiche riconducibili al nostro bisogno di onnipotenza e onnipresenza.

Ma l’attenzione è un meccanismo globale di selezione e rinforzo temporaneo di alcuni processi cerebrali: quando siamo investiti da una serie di compiti tutti apparentemente importanti, o che riguardano la stessa area cerebrale, il nostro cervello va in tilt. L’attenzione, infatti, ha il compito di selezionare costantemente ciò che è più importante, lasciando il resto momentaneamente da parte. Il problema è che nella nostra società iperconnessa non riusciamo mai a concentrarsi su un compito alla volta, ma pretendiamo di avere più lampadine accese nello stesso momento; questo fa sì che perdiamo la concentrazione molto più spesso di quanto vorremmo.

 

Concentrazione, distrazione e forza di volontà

L’attenzione, secondo il nostro concetto molto occidentale, è un fenomeno mentale che possiamo educare e controllare perfettamente grazie alla forza di volontà. La distrazione, a sua volta, è dovuta alla nostra debolezza psicologica e alla nostra indolenza. Questa visione ingenua nasconde una realtà più complessa in cui il cervello si rivela un fitto intreccio di circuiti neuronali interconnessi determinati sia dal nostro stato interno sia dal mondo esterno. La nostra attenzione viene facilmente deviata perché catturata da qualsiasi evento improvviso, e subisce l’azione di un sistema di riorientamento riflesso che la dirige verso gli stimoli più rilevanti (oggetti più vistosi, rumorosi o in movimento). Ovviamente può anche fissarsi su un obiettivo, per esempio su un lavoro che stiamo svolgendo, grazie all’attenzione volontaria che filtra ciò che crede più o meno importante. Tuttavia siamo vittime di un grave errore: crediamo di poter svolgere più compiti contemporaneamente, grazie alla forza di volontà. Invece non è così: non possiamo prestare attenzione completa a due compiti nello stesso momento.

 

Accettare i nostri limiti: una cosa alla volta

Per facilitare la vita alla nostra attenzione e subire meno frustrazioni in merito, dovremmo concentrarci su un solo compito importante per volta. Già la nostra attenzione è catturata fin troppo spesso dall’esterno e non solo dal mondo reale che ci circonda, ma da quello virtuale che, spesso, ci attrae e ci soddisfa ancora di più. Video, social network, internet, un’offerta strepitosa di materiali come se fossimo in un enorme mercato virtuale, dove ognuno grida a voce alta la sua offerta per farsi notare (e distrarci da quello che stiamo facendo). L’obiettivo è proprio quello: attirare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto sfruttando la tecnologia per manipolare l’attenzione della maggioranza.

Rimbalziamo da una story a un’immagine, da un video a un’allerta sui social, vittime del nostro “circuito della ricompensa”, un sistema neuronale arcaico che pilota i nostri comportamenti per ottenere piacere e soddisfazione. Tale sistema cerca tutto ciò che è in grado di darci gratificazione: e, ovviamente, tra due stimoli cui possiamo interessarci, vince quello più eccitante.

Gli smartphone ci danno la possibilità di autostimolarci in momenti di “vuoto mentale”, vuoto che prima era riempito dalla noia, dal fantasticare, dal riflettere. Il nostro circuito della ricompensa ora utilizza questi istanti di pausa per riempirli di azioni stimolanti che ci gratificano istantaneamente. E quando non lo facciamo per piacere, riempiamo questi vuoti per placare l’ansia, in un vortice di azioni e reazioni che non ci fanno mai fermare, perfino di notte, quando dovremmo staccare la spina, e invece ci ritroviamo a ruminare fissando il soffitto (o lo schermo del nostro smartphone).

È in questo contesto di iperstimolazione che avviene il sovraccarico mentale cronico: l’attenzione deve costantemente calibrarsi sugli stimoli e sulle informazioni che riceviamo in ogni istante, ma ha un limite.

 

Educare l’attenzione: il ruolo della scuola

Dovrebbe e dovrà essere il sistema scolastico a svolgere un ruolo centrale nel ribaltare l’atteggiamento generale nei confronti dell’attenzione. Nel momento in cui si profilano tecnologie sempre più potenti, come i caschi della realtà virtuale o gli occhiali intelligenti, la battaglia per il controllo dell’attenzione verrà persa in partenza, se non iniziamo a porre i bambini, gli adolescenti e anche noi stessi nella condizione di essere protagonisti attivi della propria attenzione e non consumatori passivi soggetti al catalizzatore più forte.

Bisogna mettere i giovani nella posizione di sfruttare al massimo le nuove tecnologie senza per questo perdere il controllo della propria concentrazione. Ed ecco il ruolo fondamentale di una nuova educazione digitale per aiutare i giovani a sviluppare la capacità di scegliere realmente a che cosa concedere la propria attenzione. L’importante è far loro comprendere che il fatto di avere la possibilità di accedere a ogni possibile informazione grazie a internet non significa che tutto è loro destinato personalmente: devono accettare i limiti umani e il fatto che l’obiettivo non è essere ovunque, su tutti gli schermi e in tutte le menti. L’obiettivo è invece quello di imparare ad avere una connessione reale e stabile con l’attività che si è momentaneamente scelta a scapito di altre, e che possiamo svolgere con tutti gli strumenti tecnologici a nostra disposizione, senza che questi ci rubino il nostro strumento più prezioso: la concentrazione.

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *