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Spersonalizziamoci in social

Nasciamo soli. La nostra umanità è tale in base al contatto con il prossimo in un rapporto di reciproca responsabilità e, sulla base di tale principio si è radicata la globalizzazione che purtroppo ha invertito il concetto di “umanità” riportandoci alle origini. Siamo soli.

Come risolvere la solitudine sociale? Internet sarà la risposta?

Internet dà un’enorme capacità di creare rapidamente una rete di contatti attraverso una comunicazione veloce.
È possibile avere 500 nuovi amici al giorno senza muoversi dalla poltrona. Basta un solo click.
Il problema è che ciò che arriva facilmente sparisce altrettanto facilmente. Questo è il motivo per cui la rete non è la stessa cosa della comunità vecchio stile. Internet ha reso la nostra attenzione fragile e incostante, allenata a navigare ma non a spingersi in profondità. I messaggi elettronici devono allora essere brevi e semplici, così da comunicare tutto il contenuto prima che l’attenzione si esaurisca.
Dall’abitudine alla lettura lunga ed elaborata siamo passati alla brevità delle e-mail, alla stringatezza degli sms, ai 140 caratteri di un tweet, fino al linguaggio abbreviato.

Sulla scia di questo nuovo percorso comunicativo abbiamo rinunciato alla difesa della nostra privacy. Nella società dei social network non proviamo più la gioia di avere segreti. Abbiamo costruito reti ma non comunità, fatte di contatti veloci e legami deboli, attraenti nella misura in cui non richiedono impegno.

I social network, come Facebook ad esempio, tentano di abbattere ogni limite moltiplicando le amicizie, ma oltre un certo numero si può supporre che si tratti solo di “guardoni” che scrutano l’altrui vita quotidiana.
Finché Facebook non è stato creato, nessuno aveva l’incessante bisogno di spendere tre o sette ore al giorno per sapere che cosa stanno facendo i propri amici.

Il problema con Facebook e gli altri social network è che promettono esattamente quello che vuole il progresso: rendere la nostra vita più semplice anche nella gestione delle relazioni umane e sentimentali.
Ma la felicità, la vera felicità richiede il “dialogo” face to face. Senza il dialogo non possiamo dirci umani.
L’umanità nasce dall’interazione con l’Altro individuo fuori da me, con il diverso.
Lo sciame del web invece, inondandoci di suoni e immagini, fagocita le discussioni e i pensieri reali determinano una svalutazione dei sentimenti e una conseguente individualizzazione. Ciò che si guadagna in questi casi è quantità e non qualità.

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