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Social network e notizie false: le bufale prediligono Facebook!

I social network sono diventati una fonte molto popolare per la ricerca delle news. A volte, però, dietro queste “notizie” si nascondono delle clamorose bufale, create ad arte partendo da un fatto realmente accaduto o completamente inventate.
Avevamo già parlato della fatto che, nel 2016, ci resta estremamente facile credere alle bufale, quanto difficile agli UFO.

La formula è semplice: basta un titolo accattivante, un articolo, apparentemente attendibile, su temi caldi come quello dei migranti, dell’omosessualità o della malasanità, e il gioco è fatto. La falsa notizia si diffonde a macchia d’olio: pioggia di like, commenti e condivisioni da parte degli utenti invadono il web e scatenano emozioni e dibattiti.

Basta pensare a quanto accaduto in occasione delle recenti elezioni americane. Il finto endorsement di Papa Francesco a Donald Trump è stata la menzogna più virale (960mila interazioni), seguita dalla presunta rivelazione di WikiLeaks secondo cui Hillary Clinton avrebbe venduto armi all’Isis (789mila interazioni). Due esempi che testimoniano come le false notizie virali circolate sui social network prima del voto abbiano registrato più engagement, ovvero maggiori interazioni, delle storie vere pubblicate dalle principali agenzie di stampa statunitensi.

Facebook, in particolare, è il social che meglio si presta alla diffusione di bufale. Su Facebook, infatti, tendiamo a condividere post pubblicati dagli amici senza porci il problema dell’affidabilità del contenuto e della verifica della fonte: siamo trasportati dall’emotività, dalla volontà di commentare a caldo quello che leggiamo, anche solo in un titolo, o guardiamo in un video o in una foto, soprattutto se non usiamo i social in maniera professionale.

Diversa la situazione per Twitter e LinkedIn, dove abbiamo contatti con utenti ai quali siamo legati per motivi professionali. La comunicazione è meno confidenziale rispetto a quella di Facebook e l’affidabilità dei contenuti e l’autorevolezza della fonte diventano elementi necessari per la condivisione di quanto viene pubblicato. Se infatti contribuiamo alla diffusione di una notizia falsa non verificata, come per esempio la morte di un celebre attore, non solo alimentiamo la disinformazione in rete ma compromettiamo il nostro profilo professionale e, dunque, la nostra credibilità.

Sia su Twitter che su LinkedIn ci esponiamo davanti ad un target di utenti che ci valuteranno in base ai contenuti che mettiamo online e da questi giudicheranno chi siamo, che idee abbiamo, qual è il nostro pensiero, quali le nostre esperienze. Essere quindi sempre informati, verificare ciò che pubblichiamo o condividiamo da altri, diventa fondamentale, perché da lì si delinea la nostra professionalità agli occhi di chi ci segue o di chi vorrebbe iniziare a farlo.

Se dunque per questi due social network è indispensabile la regola della verifica di una notizia, anche per Facebook dovrebbe iniziare ad esserlo. Basterebbe un minimo di attenzione in più per evitare di far diventare virale un post che ti propone un paio di Ray-Ban a 19,90 euro… che ne pensi? :)

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