non leggere non guardare

Siamo (ancora) liberi di non leggere e non guardare!

E se vi dicessi che leggere non è assolutamente un dovere? Che nessuno può obbligarci a fare qualcosa che non ci interessa o arricchisce in alcun modo, ma anzi ci rovina la giornata?

Molti di voi la prenderanno come una provocazione, altri potrebbero pensare che sia una constatazione chiara e del tutto condivisibile, altri ancora invece che io stia scherzando.

La società in cui viviamo, ogni giorno cerca di trasmetterci un messaggio inquietante attraverso ogni suo mezzo, giornalisti, stampa, opinionisti, ovvero che siamo manipolati e resi ebeti da qualcuno o qualcosa che sta più in alto di noi e ci osserva.
Ultimamente, è stato coniato anche un nuovo termine, webeti, gli ebeti virtuali creduloni e ignoranti che passano molto tempo della loro vita sui social. I social media, prima di tutti la foresta di Facebook, hanno preso il posto della televisione, e sono ogni giorno criticati per la bassa qualità di informazioni che circolano e per una sorta di degenerazione culturale che alcune pagine o atteggiamenti virtuali sembrano promuovere.

In realtà, così come esiste un telecomando per spegnere la tv o cambiare canale quando viene trasmesso un programma che non incontra i nostri gusti, allo stesso modo possiamo fare log out da un social, non seguire una persona o una pagina, e continuare la nostra vita leggendo e osservando solo ciò che riteniamo opportuno.

Lo scrittore Pennac ci ha insegnato che tra i diritti del lettore, il primo e insindacabile è quello di non leggere. Sia chiaro: non è un invito all’ignoranza, ma piuttosto alla selezione di ciò che vogliamo leggere in base alla nostra formazione ed alle nostre esigenze. Servirebbe una sorta di approccio darwiniano anche nel processo di informazione.
Questo diritto non è valido solo per la carta stampata ma anche sui social, perché la nostra capacità di giudizio è tale da riuscire a selezionare cosa guardare o cosa lasciare nel dimenticatoio.
Leggere un qualsiasi libro non vuol dire acculturarsi o imparare qualcosa, e allo stesso tempo seguire un po’ di tutto, giusto per fare salotto sui social e aggiornarsi sulle vite delle persone che ci interessano, non vuol dire essere informati ma non saperli utilizzare e sottovalutarli!
Insomma siamo liberi di scegliere, liberi di non leggere e non guardare!

Questo messaggio dovrebbe essere chiaro per tutti ormai: Facebook e le altre piattaforme social sono solo uno strumento nelle nostre mani, dipende sempre dalla nostra testa, dai nostri interessi e dal nostro giudizio l’uso che ne facciamo e il livello di qualità che ne deriva.
C’è chi usa Facebook per divertirsi, chi ha aperto un profilo solo perché lo facevano tutti e si limita a pubblicare foto e aggiornamenti sulla propria esistenza, c’è chi invece lo usa come un canale di informazione, pubblicando articoli e aggiornamenti dal mondo; altri ancora invece costruiscono il proprio business aziendale su questa piattaforma per far conoscere il proprio prodotto a un maggior numero di persone. Potrei andare avanti ore a stilare quest’elenco.

Il succo del discorso è che non sono stupidi i contenuti presenti sui social, perché ogni contenuto pubblicato ha un suo perché: è stupido semmai chi si sofferma a leggere qualcosa che non gli interessa o, peggio, gli provoca un certo disagio o fastidio.
Per parafrasare una celebre citazione, la stupidità è negli occhi di chi guarda… tu che ne pensi?

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