selfie pericolosi

Selfie pericolosi

Gli autoscatti, ovvero i più comunemente conosciuti selfie, sono diventati negli ultimi anni una tendenza capace di creare dipendenza, tra giovani e no, al punto da esser anche oggetto di studio nelle università. Prima dell’epoca dei social, infatti, l’usanza di farsi foto più volte al giorno non era diffusa e questo  bisogno condivisione della propria immagine col pubblico ha destato l’interesse di psicologi e sociologi, che hanno cercato nel corso di questi anni di comprenderne gli effetti positivi e soprattutto le conseguenze negative. Una di queste, oltre all’aumento di casi di narcisismo, è la moda sempre più diffusa dei selfie off-limits.

Tra i giovani è sempre più diffusa l’abitudine a scattare selfie in situazioni estreme che potrebbero mettere a repentaglio la loro stessa esistenza. Il nuovo trend del daredevil selfie è stato lanciato in Russia e si è presto diffuso nelle altre nazioni. Così, molti adolescenti sono morti dalla cima di un grattacielo nel momento in cui cercavano di scattarsi una foto, nell’attimo appena precedente all’arrivo di un treno, o in bilico su una roccia. In queste situazioni, la mente troppo assorta nell’atto di scattare la foto giusta, è quasi incosciente del reale pericolo e così spesso non si fa in tempo ad allontanarsi e per una questione di pochi secondi il gioco del selfie si trasforma in una tragedia irreversibile.

Il recente episodio avvenuto a Soverato è solo uno delle tante morti dovute ad un abuso incondizionato della tecnologia, che porta inevitabilmente a un punto di non ritorno. I dati riguardo alle morti da selfie sono in aumento e la maggior parte delle morti sono dovute proprio a un attraversamento imprudente dei binari ma, ancora una volta, la soluzione non sta nel colpevolizzare i giovani e allontanarli da qualcosa che ormai fa parte a pieno titolo delle nostre vite, ovvero la tecnologia.

Questi casi estremi dimostrano la necessità di educare i giovani alla digitalizzazione sin da piccoli e di non lasciarli da soli davanti al mondo di internet e ai social, che si mostrano così affascinanti da risucchiare intere generazioni fino a provocare seri problemi relazionali e psicologici.

L’educazione ai nuovi sistemi di comunicazione non può più aspettare, e deve coinvolgere genitori e figli, dalle case fino alle scuole, che non potranno fare altro che adeguarsi al cambiamento dei tempi e istruire i più giovani anche in questo ambito, senza critiche e demonizzazioni che, in ogni periodo storico, si sono dimostrate del tutto inefficaci nell’arresto di tendenze di massa.

Quindi, quando conosciamo giovani particolarmente attratti dall’idea di farsi selfie ovunque si trovino, forse dovremmo imparare a non riderne ma a riflettere su questo comportamento e a parlarne, a comunicare, come gli stessi social ci insegnano, il giusto uso di questi mezzi e promuovere un messaggio fondamentale. I mezzi di comunicazione di qualsiasi epoca rimarranno sempre degli strumenti nelle nostre mani, strumenti che dobbiamo imparare ad usare prima che essi stessi prendano il controllo su di noi!

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