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Sei agitato quando navighi sui social? Attenzione!

Un fatto di cronaca recente ha posto sotto i riflettori dei media una questione che avevo affrontato in un precedente articolo sul reato di diffamazione nell’era digitale: i rischi che si corrono utilizzando i social in condizioni emotive non ottimali.

Forse avrai letto che la Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha pubblicato online una serie di pesanti commenti offensivi ricevuti sulla sua pagina Facebook, con tanto di nomi e cognomi degli autori.

Sono parole che mettono i brividi, frasi brutali che spaziano dai gravi insulti all’augurio di morte. Come se la cosa non fosse abbastanza sconcertante di per sé, colpisce vedere accanto a quel turpiloquio violentissimo nomi, cognomi e foto del profilo: quegli utenti non si sono nemmeno nascosti dietro un nickname, evidentemente convinti di avere tutto il diritto di comportarsi così. Com’è possibile che accada una cosa del genere?

Il quotidiano “La Repubblica” ha rintracciato e intervistato una delle persone autrici dei commenti, una signora di 61 anni. Chi è? Forse un’appartenente a qualche gruppo sovversivo estremista? No. È una donna come tante, che racconta di aver faticato per anni tra mestieri vari, subendo interventi alla schiena che ritiene collegati al lavoro. La sua rabbia verso le istituzioni nasce forse da una richiesta, rifiutata, di ricevere una pensione d’invalidità. In lacrime, ammette di aver scritto un commento di insulti in un momento di stress dopo una dura giornata, pentendosene poi amaramente.

Da questa vicenda possiamo dedurre due cose: intanto, sembra che a volte i social network siano visti quasi come un videogame, dove non si risponde più in prima persona, ma si utilizza un “avatar” virtuale le cui azioni non provocano gravi conseguenze.
In secondo luogo, certi individui non sono sufficientemente consapevoli della propria emotività, non la controllano e si lasciano andare a sfoghi, offese e imprecazioni su quelle piazze pubbliche che sono i social media, pubblicando con leggerezza pesanti commenti letti da centinaia di persone.

Nell’articolo al quale mi riferivo in precedenza, ho parlato proprio della trappola dell’emotività esasperata quando ti colleghi ai social. Come riconoscere, quindi, quando le tue condizioni emotive sono troppo alterate e devi stare bene attento a cosa pubblichi?
L’organismo ci trasmette alcuni segnali precisi in merito: tachicardia, forte sudorazione, respirazione affannosa, ricorrenti pensieri negativi, relativi ad esempio a problemi di lavoro o a una discussione.

Quando ci troviamo in tale stato, è opportuno riflettere più che mai prima di lasciar volare le dita sulla tastiera. In un momento in cui l’emotività è così “sfrenata”, puoi accorgerti di provare un impulso fortissimo a “sfogarti”, magari dopo aver letto online qualcosa che ti irrita. Prova allora a porti le seguenti domande: chi leggerà ciò che voglio scrivere? Quali conseguenze può provocare ciò che scrivo? Voglio che il mio nome sia associato a certe parole, lette magari da centinaia di utenti?

Inoltre, potresti abituarti a utilizzare alcune strategie per placare la tua emotività. Ad esempio, quella alla base di molte tecniche di meditazione: trascorrere qualche minuto respirando in maniera lenta e profonda, concentrandoti solo sul respiro, senza sforzare in alcun modo la mente.
In alternativa, puoi alzarti semplicemente dalla sedia, spegnere il pc e concederti una bella passeggiata rilassante o un po’ di attività fisica. Anche fare un bagno caldo, bere una tisana, chiacchierare piacevolmente con amici, conoscenti e familiari, online o offline, sono azioni che possono rapidamente distoglierti da uno stato di forte irritazione.

Insomma, a parte gli scherzi, rilassati così eviterai di pubblicare qualcosa di cui potresti, poi, pentirti amaramente! :)

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