Cyberbullying

E se Sarahah scrive a tuo figlio, che fai??

Pensi che la cosa non ti riguardi?  La snobbi?  Pensi che non sia una tua responsabilità di genitore?

SBAGLI!!!

Negli ultimi giorni, come fenomeno virale sul web, è nata un’applicazione chiamata “Sarahah“, che in arabo significa onestà, permette di mandare messaggi anonimi agli iscritti sui social network. E’ bastato davvero un attimo ed è già un fenomeno mondiale. Ma di cosa si tratta? Chi l’ha inventata? Quali sono i suoi lati oscuri e come possiamo proteggerci dai suoi utilizzi inappropriati? Quali sono i rischi di Sarahah e l’anonimato sui social?

L’applicazione è stata creata da un giovane saudita, Zain al-Abidin Tawfiq, e ha già fatto il record di download collezionando 20 milioni di utenti tra app e versione web. Ma è il suo cattivo utilizzo che sta iniziando ad essere il trend topic dei naviganti in rete.

Chiunque usi i social network non può non essere incappato nel logo di una busta bianca su fondo acqua marina e si sarà probabilmente chiesto cosa fosse, anche con un filo di stizza e noia, oltre che di curiosità, proprio a causa della sua onnipresenza sulle pagine e  profili visitati.
Sarahah è  nata per dare ai dipendenti delle aziende la possibilità di esprimere giudizi sui propri responsabili e datori di lavoro in maniera anonima, senza paura di subirne conseguenze, senza offrire diritto di replica e senza la possibilità di essere rintracciati.

Nella pratica, però, è uno strumento perfetto per atti di bullismo da tastiera e come piazza non controllata per insulti e offese. I molestatori della rete, attratti dalla viralità della nuova piattaforma, stanno dando, purtroppo, il peggio di se.  Una volta scaricata l’app, si esegue una ricerca degli amici già iscritti e si procede a “recensirli”. Il boom di Sarahah sarebbe legato alla possibilità di inserire link nei post di Snapchat, popolarissima tra i giovani, la categoria più a rischio dei fenomeni di bullismo. Rischio aumentato dalla caratteristica principe di “Saharah”: l’anonimato, appunto.

Come si può dare un voto su atteggiamento, comportamento, fisicità o sulla famiglia di una persona, neanche fosse un ristorante o un albergo? Come si può, nascondendosi dietro l’anonimato, esprimere giudizi talvolta estremamente biechi, nei confronti dei propri contatti social dimenticandosi che dietro l’avatar c’è un individuo a leggere quei commenti??

E’ inquietante e parecchio pericoloso. Anche il suo inventore ne è ben consapevole. Infatti, si è impegnato a fare di tutto per mantenere Sarahah “pulita”, attraverso la possibilità di bloccare utenti ed attivare filtri per le parole offensive. Anche dal sito utilizzato per scaricare l’applicazione vengono prese le distanze, definendola utile alla «critica costruttiva» ma  raccomandandone l’uso sotto «la supervisione dei genitori».

Ma Sarahah non è una novità. Molte volte mi è capitato di parlare della pericolosità di social come Ask.com e di consigliare ai genitori di prestare attenzione, di non ignorare le novità della rete e di osservare in modo critico l’atteggiamento con cui i propri figli si approcciano a questi social e applicazioni, spesso non sicure.

Come ho già avuto modo di parlarne in un articolo precedente in cui parlavo di ASK, sono proprio i genitori, gli adulti, i soggetti più indicati a difendere i ragazzi dai possibili rischi a cui internet li espone, dato che rappresentano la prima generazione “informatizzata” dell’intera storia, cresciuta con videogame e computer e transitata al web. Sono proprio loro i più indicati alla comprensione delle possibili problematiche derivanti dall’atteggiamento attivo, di chi insulta o commenta i propri amici, o passivo, di chi viene schernito o semplicemente commentato su tali applicazioni. Su Facebook esiste un’area pensata per dare dei suggerimenti ai genitori, con consigli degli esperti ed una sezione dedicata alla sicurezza sul social contro gli atti di bullismo, rivolta non solo a loro ma anche agli adolescenti e agli educatori. Altro delicato tema a cui Facebook, sensibile per sua natura alle dinamiche sociali, ha deciso di dedicare ampio spazio per aiutare figli e genitori.

Ma questo sembra non basti a sensibilizzare i genitori a formarsi, SI autoformarsi perchè oggi più che mai dobbiamo essere consapevoli che siamo “ignoranti” nel senso che le cose cambiano velocemente e noi non abbiamo il tempo di stargli dietro, ma a che prezzo?!

Su valutazioni e giudizi, lasciamo che le persone si esprimano a tu per tu, “vis a vis” e se, neanche quello è possibile, auspichiamo che chi lo ha espresso abbia almeno il coraggio di mettere una firma, un nome e un cognome.

Voi, genitori, cosa ne pensate?

 

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