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L’italiano e i social network: come è cambiata la nostra lingua?

I social network hanno impattato sulle nostre vite molto più di quanto crediamo. A cominciare dalla lingua italiana, che è cambiata moltissimo con l’era digitale.

Prima ci furono con gli SMS con il loro limite massimo di 160 caratteri. Un numero esiguo che dette origine alle abbreviazioni. Frasi e concetti dovevano essere ridotti al minimo per non sforare, e si adottarono tecniche di scrittura sintetica, ad esempio le vocali scomparivano, la k prendeva il posto di ch, la x il posto di per.
Poi vennero le chat e messenger con le loro emoticon: le emozioni e i sentimenti non passavano più da parole e sguardi, ma da una faccina sorridente, un cuore, uno sguardo stralunato o imbronciato. Compaiono i primi fenomeni di semplificazione e il ricorso maggiore dell’indicativo a scapito del congiuntivo.

Osservando questi fenomeni si capisce che la lingua, complici social network, SMS e servizi di messaggistica istantanea vari, sta mutando profondamente. Si fa un uso sempre maggiore di abbreviazioni, di immagini, di neologismi, di acronimi e di emoticon; sta divenendo sempre più comune esprimere concetti anche complessi con un numero limitato di parole e lettere. La lingua si sta “socializzando”. La lingua sta diventando più immediato e sintetico: in una parola economico.
Un fatto positivo, dato che tutte le lingue del mondo tendono ad ottenere il massimo risultato comunicativo con il minimo sforzo cognitivo. Dall’altro lato, però, ciò comporta un aumento degli errori grammaticali e di battitura. Apostrofi che diventano virgole, parole storpiate o utilizzi impropri di pronomi e avverbi, congiuntivi, preposizioni e le “h” usati sempre nel modo sbagliato.

La lingua è comunque uno strumento utilizzato da tutti e che ha un grande impatto sociale: l’uso improprio di una parola o la cattiva costruzione di un discorso suscitano perplessità, e addirittura indignazione, nei destinatari più attenti, soprannominati per questo “Grammatic Nazi”.

Secondo il professore John McWorther, docente di linguistica presso la Columbia University, il linguaggio utilizzato sui social network o nei messaggi non deve essere analizzato con gli stessi strumenti utilizzati per l’analisi linguistica “ordinaria”.
Il texting è una categoria linguistica a sé, con i propri modelli, le proprie regole e le proprie strutture. Lo stesso professore ha lanciato una provocazione: abolire l’uso della virgola. Le nuove tecnologie hanno reso obsoleto questo segno d’interpunzione e l’operazione non toglierebbe chiarezza ai testi, ma risponderebbe solo alle necessità della scrittura sul web, sui social network e sui dispositivi: rapidità, chiarezza, sintesi.
Stefano Bartezzaghi, giornalisti e scrittori italiani, sostiene che sì, è vero, la lingua è in continuo mutamento, si evolve e cambia, ma non è ammissibile eliminare la virgola solo perché non è funzionale e indispensabile alla chiarezza. Non si tratta di inserire un nuovo termine nel dizionario, la virgola non riguarda il lessico, ma un aspetto basilare della lingua, ovvero l’espressione del senso.

Tra il 1960 e il 1968 almeno un milione di italiani imparò a leggere e scrivere guardando “Non è mai troppo tardi” trasmissione televisiva, condotta da Alberto Manzi, pedagogista e scrittore italiano, che per 8 anni fu il “maestro d’Italia” per antonomasia. Lo scopo per cui la RAI concepì questo programma fu quello di contrastare l’analfabetismo, attraverso il mezzo di comunicazione di massa più diffuso all’epoca: la tv.

Stessa strategia, identico obiettivo, ma mezzo di comunicazione completamente differente: Internet, e in particolare i Social Network, sono lo strumento adottato da Treccani per dare consigli di grammatica. I social hanno rivoluzionato il modo di esprimersi, modificando termini, introducendo nuove parole e, purtroppo, anche abbandonando regole grammaticali e sintattiche.

Con #grammatica, Treccani prova a riportare un po’ di ordine grammaticale e ortografico su Facebook e Twitter, fornendo utili suggerimenti.

A tutela della nostra lingua, scende in campo anche l’Accademia della Crusca, che ha deciso di buttarsi in un’avventura social con una gestione attenta e specifica, ma anche ironica, divertente e leggera. Sicuramente i social media hanno favorito l’attività della scrittura anche in persone che non avevano questa abitudine; i giovani scrivono molto di più, certo in una varietà di lingua che resta prevalentemente informale e colloquiale.

La Società Dante Alighieri, che da anni coinvolge persone diverse per nazionalità, per professione e per età, tutte interessate alla lingua e alla cultura italiana, ha progettato un vero e proprio social network, Beatrice, con lo scopo di seguire, custodire ed arricchire la nostra lingua, oltre che valorizzarla.
Dopo aver creato un profilo, si possono invitare i propri amici a discutere, proporre idee, postare commenti, immagini e video. Nel sito è possibile organizzare la propria bacheca, mandare messaggi, gestire il proprio sito personale o quello della parola di cui si è custode, interagire con gli altri utenti. In questo modo sarà più facile confrontarsi e scambiare idee per contribuire in modo creativo alle campagne di promozione della lingua italiana, con giochi ed attività.

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