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L’asino non vola!!! Serve una legge o un algoritmo per bloccarlo?

Serve davvero una legge o un algoritmo per bloccare le fake news? Nessuno di noi crederebbe alla notizia che un asino vola perchè lo conosce, lo ha visto tante volte e non lo hai mai visto con le ali.

Sono sempre più numerosi gli utenti del web che denunciano una mancanza di controllo delle notizie pubblicate su internet. Si parla già da un po’ della creazione di algoritmi indispensabili per chiarire il vero dal falso, dell’utilità di interpellare i colossi della rete affinché intervengano direttamente sul controllo delle informazioni, dell’utilizzo delle segnalazioni dei naviganti in rete per eliminare le false notizie.

In diverse nazioni europee, come in Germania, in vista delle prossime elezioni politiche, è stata annunciata l’adozione di un provvedimento che prevederà l’introduzione di multe salatissime nei confronti di piattaforme che diffonderanno false notizie.

La scienza ci suggerisce una prima motivazione spiegandoci come funziona in noi il “Ragionamento motivato” di cui parla la Psicologa Francesca Ungaro nel suo post che ti suggerisco di leggere in cui dice “Si tratta di una bufala? Non cambia molto: una gran parte dei nostri convincimenti ne rimane avvinghiata”.

Ma occorre davvero una legge che confermi il fatto che un asino non vola? E’ lo strumento adatto per bloccare il turbine delle fake news? Per comprendere la differenza tra il vero e il falso è strettamente necessario affidare tutto ad un algoritmo?

Personalmente non sono d’accordo con questo punto di vista. Le famose “bufale”, meglio conosciute come “false notizie”, sono a mio avviso riconoscibili, anche ad occhio nudo ed inesperto, in pochissimi secondi. Come prima cosa bisognerebbe controllare il titolo. In genere le fake news ne hanno uno altisonante e soprattutto inverosimile. Diffidiamo da questi contenuti!

Controlliamo poi l’URL del sito dal quale proviene la notizia che stiamo leggendo. I portali che creano bufale ad hoc storpiano nomi di quotidiani nazionali o locali, e basta una minima verifica e un po’ di attenzione per smascherarli. Accertiamoci della fonte!!! Se non conosciamo il sito che sta riportando la notizia controlliamo le informazioni della pagina per vedere di che tipo di sito si tratta e cerchiamo in rete per capire se è una fonte affidabile. Non è obbligatorio fidarsi di tutto.

Alcune bufale di maggiore successo sono talmente assurde che sembra impossibile che qualcuno ci abbia creduto davvero, eppure molte persone, dopo averle viste o semplicemente scorse con il mouse, senza aver superato il terzo rigo nella lettura, hanno deciso che la notizia fosse vera. “ L’asilo vola…” perché lo ha detto Facebook.

Le proteste degli utenti del web sembrano più delle scuse per auto giustificare la leggerezza con cui hanno creduto a queste evidenti false notizie. Bisognerebbe iniziare ad utilizzare lo strumento del buonsenso per decidere se la cosa sia da considerarsi vera o meno. Si sa di non sapere, ma l’ignoranza, in un’epoca di pieno accesso all’informazione e libertà di scegliere i modi per farlo è diventata insostenibile. L’educazione al mondo del web, al linguaggio digitale sembra, purtroppo, ancora un traguardo lontano dall’essere realizzato.

Occorre lavorare ed investire sul problema  di questo tempo moderno, quello dei “social network”: la mancanza di auto-formazione e di comprensione.

Aumentare le competenze attraverso la auto-formazione renderebbe evidente a tutti la differenza tra una notizia e vera e una, ovviamente, non vera. Dovremo essere i primi ad osservare il web con occhio critico per capire di cosa possiamo fidarci, senza essere tratti in inganno da false convinzioni o dal non voler riflettere. Quello che dovremmo fare, da oggi al futuro, è quindi studiare, approfondire, leggere con capacità di critica e sintesi, diventare padroni della materia e non limitarci ad attribuire tutta la responsabilità ai canali su cui queste bufale vengono diffuse.

Ben vengano le leggi nazionali a tutela della vera informazione, soprattutto in vista di dibattiti politici o temi di un certo rilievo, come nell’esempio tedesco; ma dobbiamo essere noi i primi a guardare al web con occhio critico e capacità di capire di cosa possiamo fidarci, senza essere tratti in inganno da false convinzioni o dal non voler riflettere.

Possiamo cambiare ricordandoci che gli “asini”, in vita loro, non hanno mai volato!

 

Il link del mio nuovo libro “La Conversione, questa sconosciuta. Vendere al tempo dei social network”

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