diffamazione digitale

Il reato di diffamazione nell’era digitale

I social network hanno sicuramente offerto uno slancio digitale alle relazioni, sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo, Facebook in primis. Il XI secolo è solo l’inizio di un’era tecnologica che sta modificando il modo di pensare, il modo di vivere, il modo di relazionarsi agli altri e al mondo stesso.

Come ogni svolta epocale che si rispetti, anche questa porta con sé dei lati oscuri, degli aspetti che vanno inquadrati separatamente, in modo da poterli isolare e magari eliminare. Uno di questi è la facilità, o per meglio dire, la leggerezza di scrivere, magari sull’onda del malumore, post diffamatori nei confronti di altre persone, un reato che dal 2015 è stato classificato dalla cassazione come “ diffamazione a mezzo stampa ”, poiché inserire un commento sulla bacheca di un social network significa dare al messaggio una portata virtuale tale che potenzialmente è in grado di raggiungere un numero indeterminato di persone.

Hai mai avuto una brutta giornata a lavoro? Magari sei entrato nel turbinio del traffico cittadino e, arrivato finalmente sotto casa, hai girato ore intorno al palazzo in cerca di un posto per parcheggiare. A chi non è capitato!?
Sali in casa, ti metti comodo, guardi Facebook per distrarti e, scorrendo la timeline, ti imbatti in una discussione su un argomento “caldo”: “ma cosa dice questo!?!”
A cose normali faresti un’alzata di spalle, chiuderesti il computer e lasceresti perdere.
Quel giorno però decidi che devi rispondere: ripensi al parcheggio, al traffico, alla giornata o alla settimana storta a lavoro, magari ti torna in mente l’amichetto delle elementari che ti infastidiva(che io sinceramente non ricordo di aver mai avuto) e in pochi secondi il danno è fatto: riversi sulla tastiera tutta la rabbia accumulata, scrivi un commento poco carino e clicchi il fatidico tasto ‘invio’.

Ecco, ti sconsiglio caldamente di farlo perché, potenzialmente, è molto più grave un insulto su un social network, che ha una visibilità illimitata, piuttosto che un insulto dal vivo, che magari ti costa un litigio in strada con il tizio che ti ha soffiato il parcheggio, però ti evita guai peggiori, come enormi multe e perfino la reclusione. Con ciò non voglio dirti di insultare le persone per strada ogni volta che sei di cattivo umore o stressato, ma di stare attento al sottile confine che intercorre fra utilizzare il social network come valvola di sfogo e come arma digitale a doppio taglio.

Il punto che vorrei sottolineare è che il problema non risiede nella tecnologia o nei social network, ma nell’uso che se ne fa: è inutile attaccare Facebook o qualsiasi altro social network quando il problema sono le persone iscritte.

È un problema vecchio quanto il mondo stesso, perché gli strumenti, che siano tecnologici, sociali, digitali o fisici, sono neutrali alla moralità: non sono né buoni, né cattivi. Giusto o sbagliato è invece l’uso che ne fa l’uomo. I social network, se usati nel modo giusto, permettono di amplificare le relazioni, di dare un’immagine digitale di noi stessi, di connetterci con realtà virtuali di ogni tipo, di costruire solidi rapporti professionali e, perché no, di far nascere un amore.

Sinceramente spero che arrivi il giorno in cui nessuno debba sfogarsi dei problemi legati alla vita quotidiana, ma se proprio non riesci a gestire al meglio le tue emozioni, rivolgiti agli amici: sono sempre il giusto mezzo fra l’era digitale e la realtà sociale in cui ti trovi.

Utilizza i social network per migliorare la qualità della tue relazioni e non per calunniare le persone che, per quanto possano meritarselo, non sono degni del tuo tempo né della tua salute.

Ricordati che il reato di diffamazione digitale è punibile penalmente: è molto più grave un insulto su un social network, piuttosto che uno dal vivo. Perciò quanto sei arrabbiato o stressato, gira alla larga da computer e smartphone!

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