Una nuova epoca è iniziata, quella delle emoji

I geroglifici della nostra epoca, le emoticon

Il 17 luglio Facebook ha festeggiato la quarta “World Emoji Day”, la giornata mondiale delle emoticon più utilizzate al mondo. L’occasione per mostrare i dati della scelta in ogni singolo Stato e continente.

Ci siamo ormai abituati ad una world day per tutto: quella dei polli, dell’amicizia, dei picnic, dell’uomo nudo, perciò non poteva mancarne una per le emoji, simboli universali che utilizziamo quotidianamente per comunicare, rammaricarci, ridere, arrabbiarci, baciare i nostri contatti. In realtà le origini delle faccine non sono così recenti ma risalgono a molto tempo prima della nascita di Facebook, dei social e di WhatsApp. Basti pensare che 25 anni fa le chiamavamo “smiles” e che, come ora, erano gialle con gli occhi grandi e dei bei sorrisi, appunto. Le utilizzavamo per chattare o per comunicare le nostre emozioni nei messaggi inviati ai nostri amici.

Le cosidette emoticon , termine che include due parole distinte “emotion” + “icon”, ovvero emozione ed icona, sono presenti da tempi lontanissimi, già dall’epoca dei geroglifici egizi. Nella civiltà del passato veniva rappresentato il soggetto, anziché il suo suono; per comunicare con i propri contemporanei e forse non obbligatoriamente, come gli storici ci hanno sempre detto, per lasciare su pareti la loro identità per i futuri secoli. Esattamente come avviene ai nostri giorni, con le emoji spedite, inoltrate, condivise, non per i posteri ma per comunicare, nel presente!!!

Le faccine dei nostri tempi sono dunque una sorta di ritorno al passato? Come si accordano, quindi, con i tempi moderni?

La società di oggi sembra vivere un’era post alfabetica, dove le immagini sostituiscono, entro certi limiti, la lingua scritta, comunicando con segni convenzionali ormai noti e difficilmente confondibili. Nel quotidiano, infatti, le emoji svolgono una sorta di funzione paralinguistica, sostituiscono cioè i gesti e il tono di voce che non possono essere resi a parole, trasmettendo comunque emozioni e il corretto significato pensato nella conversazione. Per milioni di anni i nostri antenati hanno comunicato prevalentemente con gesti e adesso, epoca in cui le interazioni digitali stanno diventando sempre più comuni sembra si stia ritornando a una forma di comunicazione non-verbale più vicina a quell’era!!

Lo sostengo già da tempi non sospetti che le emoticon avrebbero preso il sopravvento, in un’epoca di altissimo impatto social e così, davvero, è stato! Ma le novità si sa, non vengono prese subito sul serio e addirittura portano con se persone contrarie. Pensate che addirittura il nostro Giacomo Leopardi pensava già alle novità rispetto alla lingua italiana

“Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sto a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare, e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere e significare con i segni, come fanno i cinesi…”. Giacomo Leopardi

Ma il social è riuscito ovviamente a fare di più. Per festeggiare in pompa magna la sua festa mondiale ha aggiunto adesivi di diversi emoji alla sua piattaforma aumentando i termini di questo nuovo dizionario. Creando nuovi ideogrammi e aggiornando di altri segni questa contemporanea ma in realtà vecchissima lingua.

Non obbligatoriamente il moderno è peggiore delle invenzioni del passato, probabilmente questa nuova lingua sarà quella tramandabile alle generazioni future.

La mia domanda è: riusciranno le emoticon a sostituire la lingua scritta? Tra quanto avremo un vero e proprio dizionario e traduttore emoji? Siamo pronti a “disegnare” una nuova lingua? 😉

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