Essere o dover essere, il dubbio amletico

Essere o dover essere, il dubbio amletico nell’era dei social network

Essere o dover essere? Ultimamente è capitato di pormi questa domanda, sarà perché ho sentito in radio Occidentali’s Karma, che prende in giro il popolo dei naviganti in rete.

Riflettendo sul mondo dei social network e sull’epoca della comunicazione digitale viene spontaneo chiedersi: “Essere o dover essere?” Come si risolve il dubbio amletico nell’era dei social network?

Credo che in questo momento storico ci sia una sola risposta alla domanda che mi sono posto: ESSERE.

Perché dover “essere” è obbligatorio, dato lo stato dell’arte del mondo nuovo, quello dei social. Quando ci siamo iscritti siamo poi diventati personaggi pubblici, senza saperlo, sia come fruitori del web  ma soprattutto come editori. Dal momento in cui tutti possono leggere quello che abbiamo scritto e dal fatto che tutto ciò che produciamo per la rete rimane in memoria è davvero difficile, quasi impossibile, rifiutarsi di essere un personaggio pubblico ed esimersi dalla scelta di comparire ed essere giudicati.

Dover “essere”, però, chi? Chi conviene essere? Te stesso!!!

Il dubbio, in realtà, non dovrebbe nemmeno porsi, perché vorrebbe dire non essere realmente convinti del fatto che i social network siano amplificatori della relazione fisica tra le persone. Significherebbe considerarli dei meri strumenti virtuali, ma contraddicendo una idea che fa parte del sistema stesso del social, avvicinare e non allontanare gli esseri umani.

Secondo l’interessante articolo di We are social viene stilata una classifica, sia italiana che del resto del mondo, in cui viene approfondito un parametro molto interessante, ovvero quanto i social siano ormai Human friendly, quanto siano “vicini” agli esseri umani, oltre che utilizzati in modo crescente. Una serie di dati raccontano come ogni anno sia sempre più importante per i naviganti nei social interagire tra loro oltre che con gli attori economici.

Ma per rispondere alla domanda, quindi, “essere o dover essere”? E soprattutto, perché e come devo essere?

Devo essere me stesso? E chi, in questo mondo, sa davvero chi è?

Forse la prima risposta che daremmo ad una domanda del genere sarebbe il ruolo lavorativo che ricopriamo ma dire con certezza chi si è veramente è molto più complesso. Che cosa voglio rappresentare di me anche se ancora non so che cosa sono e qual è il messaggio e ruolo che più mi definisce e caratterizza?

Posso scegliere attraverso delle tecniche che permettano contemporaneamente di capire ciò che più mi rappresenta ed il ruolo sui social.

Nel libro #laconversione,questa sconosciuta affronto questo tema, spiegando il modo per comprendere che tipo di personaggio sono, dividendo i miei argomenti in diversi campi di interesse che più mi rappresentano, schematizzati in un cerchio a spicchi, e facendo in modo che la ruota giri bene. Ipotizziamo che io scelga il 10 per cento di famiglia come mio valore, insieme ad altri 7 spicchi che rappresentano le mie altre scelte virtuose; affinché la ruota giri bene, pubblicati 100 post, e riservandone 10 al ruolo delle famiglia e gli altri in percentuale alle altre categorie avrò chiaro cosa più mi rappresenta e parla di me.

Analizzando in questo modo il mio ruolo potrò riconoscere l’”essere o non essere” e comprenderò ancor meglio che cosa devo essere, rimanendo congruo e coerente con il mio stile di vita che è la cosa migliore e più bella da rappresentare.

E’ importante, quindi, conoscersi ed esserci, onde evitare che quando ci vedranno non pronuncino mai la bruttissima battuta “eri meglio su Facebook”.

 

Se vuoi leggere il mio libro

laconversione

 

 

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