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Empatia, sostenibilità e digitale: non sono le parole del futuro, sono le parole del presente!

Certamente gli inverni del Nord Europa sono più freddi e le ore di luce si contano sulle dita di una mano, ma la radiosità delle iniziative che vengono intraprese nei Paesi nordici compensa alla grande il loro clima rigido.

In Danimarca da qualche anno l’empatia è diventata una disciplina scolastica che occupa un’ora settimanale – notizia riportata anche ne “Linkiesta”. Nell’ora di empatia, ad esempio, possono essere presi in esame casi di bullismo, per far capire ai bambini l’emozione negativa che si può provare quando si viene derisi. Insomma, l’obiettivo è quello di insegnare ai bambini a riconoscere le emozioni degli altri e ad immedesimarsi in loro, creando così legami umani più forti negli adulti di domani.

Alla fine l’empatia – oltre che una capacità innata – è una forma di intelligenza e, in quanto tale, può essere allenata e incanalata nella giusta direzione. Approcciando i bambini al legame empatico con gli altri sviluppano il loro QE (quoziente emotivo), che ha la stessa importanza del QI.

Saltando ancor più nel Nord Europa, in Svezia stanno puntando sempre di più sulle soluzioni sostenibili, per salvaguardare l’ambiente, infatti il Governo svedese ha stanziato finanziamenti per le aziende che investono in sostenibilità. Non solo, mentre le aziende che si impegnano in questa direzione vengono premiate con riconoscimenti, quelle che non si allineano agli obiettivi della nazione – sempre in termini di sostenibilità – vengono oscurate. Anche in questo caso si potrebbe parlare di forma di intelligenza, “Intelligenza ecologica” – per citare il libro di Daniel Goleman.

Stiamo attraversando una nuova Era di progresso tecnologico e queste due forme di intelligenza devono assumere una connotazione digitale che, nei fatti, potrebbe tradursi – probabilmente molto presto – nella “social media sustainability”, dal momento che molte aziende stanno andando ad occupare quella zona di confort che è il web 2.0. E, perché no, si potrebbero aprire dinamiche interessanti se le aziende introducessero l’ora di empatia, come nelle scuole danesi, in modo tale da far sì che si creino rapporti più umani fra i vari dipendenti. Senz’altro sarebbe nell’interesse delle aziende, perché il fatto di avere dipendenti con legami più stretti tra loro si potrebbe tradurre in un maggiore business.

Comunque, tralasciando un momento l’aspetto digitale importantissimo, auspico che anche  in Italia, sostenibilità ambientale ed empatia diventino materie scolastiche, in modo da sensibilizzare le persone, sin da bambini, al rapporto con l’ambiente e a quello con gli altri essere umani. In fin dei conti il legame uomo-uomo e il legame uomo-natura sono presupposti ineliminabili della storia dell’umanità, passata, presente e futura, e, in quanto tali, vanno coltivati – giusto per rimanere in tema.

Sostenibilità ed empatia sono valori che si inseriscono perfettamente nella visione digitale, ma sta a noi far sì che si integrino nella quotidianità delle nostre azioni.

Empatia, sostenibilità e digitale: non sono le parole del futuro, sono le parole del presente!

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