Dati sensibili. Apple ha veramente bisogno di Facebook?

Dati sensibili. Apple ha veramente bisogno di FB?

Un paio di settimane fa ho letto un articolo in cui si parlava del fatto che il New York Times avrebbe dimostrato che Facebook ha usato in modo inopportuno i dati sensibili.

Sul Fatto Quotidiano di un paio di settimane fa ho trovato un articolo in cui si parlava del fatto che il New York Times, in un suo approfondimento, avrebbe dimostrato che Facebook ha stipulato accordi da più di 10 anni con almeno 60 produttori di smartphone e tablet trasferendo informazioni su migliaia di utenti senza il loro esplicito consenso. Il fatto che Facebook abbia ceduto dati personali degli utenti ai big dei dispositivi mobili mi fa però sorgere un dubbio.
I produttori hanno davvero bisogno di avere queste informazioni da Facebook? La gente, ultimamente, dal caso Cambridge Analytica in poi, è molto sensibile al tema della violazione della privacy quando di sensibile c’è ben poco e a mio avviso questo articolo ha dato una grossa importanza ad un tema che lascia il tempo che trova. Da quando in qua Apple, Samsung, Amazon avrebbero bisogno del permesso di Facebook per guardare i dati sul nostro telefonino? Ma i cookies non li conosce nessuno? Il fatto che Facebook li voglia far pagare affinché questi ultimi li guardino è un altro discorso, ma l’interesse è di Facebook che li ha venduti o loro di comprarli per essere a posto con la coscienza visto che possono guardare tutto? Io non sono convinto che Facebook abbia voluto vendere i nostri dati e sono convinto che nel caso né Apple né gli altri produttori hanno bisogno di entrare sul profilo Facebook con gli accessi perché possono già vedere ogni tipo di applicazione. Ricordiamoci che il nostro telefonino è un accesso garantito per tutti loro e che di certo non hanno bisogno della nostra autorizzazione per farlo né tantomeno di quella di Facebook.
Inoltre, che interesse può avere Facebook nella possibilità di incassare denaro e speculare essendo già l’azienda più ricca del mondo? Io credo che dobbiamo diventare più critici e questo possiamo farlo leggendo non solo il titolo degli articoli, studiando con la consapevolezza che questo è un mondo in evoluzione nella sua totalità e che questa velocità di cambiamento ci rende tutti nuovamente “ignoranti”

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