Chi di fake colpisce di censura perisce? (o almeno dovrebbe?)

Continua il dibattito sulle fake news, sul mondo dell'editoria e sulla censura.

Ho avuto modo di leggere un articolo de "La Stampa" in cui si parlava di un caso davvero da sabato mattina: il sospetto di una vendita gonfiata, quella del A.C. Milan, ad una cifra fuori mercato pagata attraverso canali internazionali e dell'inchiesta di due cronisti di quel giornale, che avevano pubblicato degli articoli riguardo la presunta indagine che la Procura di Milano stava conducendo nei confronti del presidente della società per riciclaggio di denaro. 
Beh, sabato la procura si è dissociata dicendo che nessun fascicolo esiste in merito alla cessione della società. 
Ciò nonostante né i giornalisti né tantomeno la testata hanno fatto un passo indietro. E' un esempio di qualche ora fa per la cronaca ma che fa riflettere su un tema da me approfondito già diverse volte: le fake news e i suoi effetti collaterali. Nemmeno un paio di settimane fa la notizia per cui si procederà con controlli sui contenuti internet, in Francia, durante la prossima campagna elettorale, per evitare che le false notizie danneggino non soltanto i candidati ma l'intera opinione pubblica. 
Oggi questa bolla, tutta italiana, riguardo ad un caso di attualità. Io sono decisamente contrario alla scelta dell'Eliseo di combattere il fenomeno con atteggiamenti di censura. Ma il caso di oggi mi fa riflettere e mi domando, se in generale di fake news bisogna perire, quali saranno le conseguenze per i giornali che metteranno notizie false come questa? 
Quali  i provvedimenti per gli eventuali social in cui si è parlato di politica in Francia? Ovvero, in che modo è possibile tutelarsi e nell'eventualità chiedere di pagare a chi ha sbagliato?  La società civile, ahimè, si trova davanti a due scelte diametralmente opposte e di grande discussione: la completa libertà di diffusione di news senza apparente controllo, con la possibilità che queste risultino falsità create ad hoc, come nel caso italiano, o della censura preventiva, in cui non si incorre in nessun rischio di diffamazione ma si rinuncia a priori alla possibilità di portare alla luce fatti in grado di modificare l'opinione della base elettorale, come in quello francese. Il mio atteggiamento è quello di rimanere neutri, informati, curiosi e di indagare prima di esprimere un giudizio quale che sia l'argomento, che spazi dalla cronaca sportiva alle più importanti questioni politiche.  
 Solo la curiosità e  l'informazione ci rendono veramente liberi...

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