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Bufale e fake news vs buonsenso

Sempre più utenti protestano per la mancanza di un sistema di controllo sulle notizie presenti in rete, ma è davvero necessario creare un algoritmo solo per distinguere il vero dal falso?

Dopo la storia di Facebook sembra che sempre più persone chiedano a gran voce ai colossi del web di fare qualcosa contro il dilagare sempre maggiore di fake news (meglio conosciute come bufale) presenti in rete. L’ultima novità in questa crociata digitale viene nientemeno che da Google, che in data 26 Aprile 2017, ha annunciato cambiamenti strutturali del suo algoritmo di ricerca e che le segnalazioni umane verranno prese sempre più in considerazione.

Le maggiori modifiche rivelate dal gigante informatico riguardano il completamento automatico delle ricerche e gli snippet, le descrizioni che compaiono sotto i titoli nelle ricerche. In entrambi i casi gli utenti potranno inviare feedback indicando se li reputano violenti, offensivi, sessualmente espliciti, inutili o falsi. Queste segnalazioni verranno contate per valutare l’autorevolezza del risulato in questione, che assumerà un peso maggiore nei fattori di posizionamento.

Personalmente non posso dire di approvare tutto questo. Certo, è giusto che si tenga conto del feedback degli utenti e che si cerchino di eliminare le notizie fasulle, ma questo non significa che per farlo si debba necessariamente affidare il tutto ad un algoritmo. Alcune bufale di maggior successo del 2016 sono talmente assurde che sembra impossibile che qualcuno ci abbia creduto davvero, eppure fra queste troviamo anche cose come l’installazione di microchip sottocutanei per il controllo della mente: roba da film di fantascienza di serie C. Almeno per ora!! :)

Sembra quasi che la gente non voglia riflettere su quello che legge, ma gli basti sapere che se l’ho letto su Facebook o l’ho trovato su Google dev’essere vero! Il che è profondamente sbagliato, così come attribuire tutta la responsabilità ai canali su cui queste bufale vengono diffuse. Non è certo colpa di Zuckenberg se Facebook è stato usato come uno dei mezzi principali per la diffusione delle fake news. È il social più usato al mondo, quindi è ovvio che chi diffonde false notizie con lo scopo di guadagnarci sopra le riporti dove può trovare il maggior numero possibile di persone.

Queste proteste sempre più pressanti sembrano quasi un modo con cui la gente che ha creduto a queste bufale voglia negare che sia colpa sua se è stata ingannata. Il fatto che una notizia venga riportata su un canale che non si afferma come un mezzo d’informazione vuol dire che sta all’utente che lo usa stabilire, tramite il suo buonsenso, se la cosa sia da considerarsi vera o meno. Ma sembra che il buonsenso, insieme ad una corretta educazione digitale, sia una merce rara al giorno d’oggi.

Per questo non sta a Facebook o Google risolvere la cosa, ma sta soprattutto a noi! Dobbiamo essere noi i primi a guardare al web con occhio critico e capire di cosa possiamo fidarci, senza essere tratti in inganno da false convinzioni o dal non voler riflettere.

Ancora una volta quello che dobbiamo fare è formarci, studiare, approfondire e diventare padroni della materia.

Il cambiamento deve esserci, ma nessun algoritmo potrà mai sostituire il nostro cervello.

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