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Bill Gates: “Le tasse le paghino i robot!”

Negli ultimi tempi la questione dei posti di lavoro rubati dalle macchine è sempre più sulla bocca di tutti, ma la risposta che è arrivata da un uomo che ha praticamente creato la tecnologia per come la conosciamo ha lasciato il mondo a bocca aperta. Bill Gates, fondatore di Microsoft ed inventore di Windows, in un’intervista shock sul sito Quartz, ha lanciato una proposta che ha fatto alzare un sopracciglio a più di una persona: tassare le imprese per il lavoro fatto dai robot.

Lo scopo dell’imposta, nelle intenzioni del finanziere informatico, sarebbe quello di far rallentare il processo di automazione progressivo che sta coinvolgendo l’economia mondiale, in modo che i governi e le persone potessero avere più tempo e risorse per adattarsi al cambiamento. In particolare, sempre secondo Gates, questi fondi dovrebbero essere investiti per formare le persone in ambiti in cui le caratteristiche umane, come l’empatia ed il pensiero creativo, siano insostituibili e che necessitano sempre di nuovi operatori.

La proposta del magnate arriva a fronte di una situazione sempre più pressante. Secondo sue stime il lavoro di operai, autisti e addetti alle pulizie sarà reso completamente automatico nel giro di vent’anni. Anche altri esperti e statitsti, tra cui la società di consulenza McKinsey, prospettano previsioni pessimistiche per il futuro. Proprio in un report della McKinsey, pubblicato nel Luglio del 2016, si legge che, con le tecnologie attualmente disponibili, si potrebbe arrivare a sostituire il 45% del lavoro umano con lavoro svolto da robot.

L’idea del creatore del sistema operativo più usato al mondo ha trovato riscontri contrastanti. Da una parte vi sono diversi sostenitori della tassazione del lavoro svolto da automi, specie in ambito politico. Per citarne uno fra i tanti il candidato socialista Benoît Hamon, in corsa per la presidenza francese alle prossime elezioni, propone nel suo programma una tassa sui robot con la quale finanziare in parte un reddito minimo di cittadinanza per sopperire alla crisi del lavoro.

Sembra invece che l’industria e gli economisti siano molto contrari all’idea. L’ International Federation of Robotics, un’organizzazione che rappresenta il settore della robotica a livello mondiale, ha osteggiato apertamente la proposta di Gates, dicendo che così si andrebbe a danneggiare l’intera industria degli automi. Questa risposta non solo è un duro colpo alla realizzazione di ogni possibile progetto di tassazione, ma dimostra l’inesattezza dell’assunto di Gates secondo cui le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa.

Altre critiche alla proposta arrivano dalle pagine del Forbes, giornale d’economia britannico, ad opera dello scrittore Tim Worstall. Secondo lui l’idea del magnate si basa su un’errore di fondo, e cioè che le tasse sui robot sarebbero l’equivalente delle tasse sui lavoratori. Nel suo articolo lo scrittore spiega come tassando le imprese che usano l’automazione non se ne otterrebbe che la riduzione senza un pari ritorno in lavoro umano, causando un danno economico globale. Worstall però non prende nemmeno in considerazione il calo dell’occupazione prospettato dal miliardario statunitense, scrivendo che la crescita del settore della robotica e l’intraprendenza di chi rimarrà senza lavoro saranno sufficienti a compensare qualsiasi riduzione di posti di lavoro negli altri settori.

In sostanza la proposta di Bill Gates sembra destinata a non trovare consenso nel prossimo futuro, e forse è meglio così. Forzare un cambiamento nel sistema economico senza prima cambiare il tessuto sociale e culturale è una mossa azzardata che rischia di causare più danni che benefici. Anche se l’idea della tassa alla aziende che utilizzano gli automi per creare un reddito di cittadinanza è, in teoria, giusta, imporla con lo scopo di rallentare il cambiamento dell’economia per dare più tempo al mondo per adattarsi è controproducente. Dobbiamo essere noi per primi a convertirci al nuovo sistema, per poi poter modificare di conseguenza le imposte del sistema economico.

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