uber e airbnb

Airbnb e Uber – Il Viaggiatore Digitale

Lo sapevi che esistono delle piattaforme digitali che hanno totalmente cambiato il modo di viaggiare delle persone? Mai sentito parlare di “crisi” del settore tradizionale dei trasporti e del turismo? Taxi, società di noleggio auto, agenzie turistiche e hotel sono ad oggi i settori professionali maggiormente minacciati dalla tecnologia.

Con la crisi economica si è fatta strada l’esigenza di trovare soluzioni alternative con formule nuove che invitano al viaggio nuove categorie di consumatori e consentono di viaggiare anche a chi, altrimenti, rinuncerebbe a farlo. Tra le formule troviamo quella della sharing economy, ossia l’economia del riuso e della condivisione di un bene o di un servizio. Un’economia circolare all’interno della quale professionisti, consumatori e semplici cittadini mettono a disposizione competenze, tempo e beni per la creazione di legami che si basano sull’utilizzo della tecnologia in modo relazionale.

Sulla scia di questa nuova matrice economica sono nate due piattaforme digitali, Airbnb e Uber. Le conosci?

Airbnb è quella piattaforma, nata a San Francisco nel 2008 e ad oggi attiva su 191 paesi, che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare; e ancora con persone che gestiscono case vacanze o bed & breakfast. Un portale vincente perché alla portata di tutti: chi tiene alla riservatezza può decidere di soggiornare in un posto tutto per sé; chi preferisce risparmiare può, invece, condividere gli spazi con i proprietari o ancora i rispettivi proprietari delle abitazioni possono decidere di scambiarsi gli alloggi. Quindi un portale che permette a tutti gli strati sociali di godere del relax di una vacanza. Insomma quel tipo di vacanza che un albergatore non potrebbe garantire.

A dimostrare che il modo di prenotare un viaggio sia cambiato sono alcuni dati: secondo un sondaggio condotto dall’Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Airbnb nel 2015, il 34% degli intervistati preferisce un appartamento o una casa privata, il 30% un bed & breakfast o un ostello. E sono soprattutto i più giovani a scegliere soluzioni diverse dall’albergo: il 35% degli under 35 preferisce fare le vacanze in un bed & breakfast, contro il 26% degli over 35.

Inoltre, nonostante il calo della richiesta di strutture alberghiere, Airbnb ha creato moltissimi posti di lavoro. Uno studio della medesima società condotto a livello nazionale, ci dice che solo nel gennaio 2016 Airbnb ha portato a 98.400 posti di lavoro con un ricavato medio per ogni persona, che cede o affitta, di 2.300 euro all’anno. Dati che hanno inevitabilmente incrementato il turismo e conseguentemente indotto molte attività locali a ricrearsi o addirittura ad aprire ex novo.

Come ogni vacanza non bisogna solo pensare all’alloggio ma anche allo spostamento. Una volta prenotato il tuo appartamento come ti sposterai? Ecco che arriva in tuo aiuto Uber, un servizio partito nel 2009 che solo dopo 4 anni dalla sua nascita ha creato 7.500 nuovi lavori.
Uber è una piattaforma che fornisce trasporto automobilistico privato attraverso un’app che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. Ovunque e in qualsiasi momento basta un clic e un’auto viene a prenderti dove preferisci. Salito in auto, l’autista sa esattamente dove andare. All’arrivo, devi solo scendere e il pagamento è integrato nell’app. Fattore questo che distoglie moltissimo dal pagamento di un trasporto in taxi, non credi?

Come puoi ben dedurre Uber non ha creato problemi solo al taxi, ma anche al settore del noleggio auto. Se prima molti viaggiatori avrebbero affittato un’auto, anche per brevi spostamenti, ora scelgono Uber. Che fare allora? Oggi bisogna saper cavalcare l’onda digitale e abbracciare il cambiamento per avere successo.

Un esempio di compagnie di noleggio auto che hanno saputo “stare al passo” modificando il proprio modello di business sono Avis Budget Group Inc. che ha acquisito Zipcar nel 2013; Holding Inc. che ha lanciato un’offerta di car sharing a ore per i propri clienti con il suo marchio. Ancora, anche alcune case produttrici di automobili stanno entrando nel business del ride-hailing come General Motors Co. che ha investito 500 milioni di dollari in Lyft, la seconda società di prenotazione auto degli Stati Uniti. E come tralasciare Europcar, il più grande operatore in Europa, che ha fatto partire una serie di progetti, dal car sharing agli investimenti nelle nuove tecnologie.

Tutti esempi lampanti di come l’unica cosa che possiamo chiamare “crisi” è la pigrizia, ossia la voglia di non adattarsi al cambiamento e reinventarsi. Come ricorda il nostro Einstein: “La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Alla luce di quanto detto, anche se il tessuto lavorativo sta cambiando, quello che devi e dobbiamo fare per superare la “crisi” è dominare con passione la nostra nuova arma, quella della tecnologia. La sharing economy quindi, non deve essere guardata come un enfisema per le vecchie attività ma come una grossa opportunità per ricrearsi e diventare ancora più emergenti e potenti di quello che eravamo.

Ricorda che niente potrà sostituire l’uomo e la donna che in qualsiasi professione sapranno fare due cose: cavalcare l’onda tecnologica e amare.

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